RECE: The Swan Inn – Farmborough

Questa settimana sono a Frimley (UK) per seguire un corso sulla nostra soluzione di cloud automation. Il nostro albergo però é a Farmborough, una piccola città famosa per le sue manifestazioni in campo aeronautico: proprio qui é nata la TAG, che probabilmente tutti noi conosciamo anche per la produzione di orologi.

TAG

Come credo sappiate in questo periodo mi sono lanciato nel campo di lievitati con base di lievito madre: sto imparando, grazie ai consigli del mio Maestro, a produrre pane e focacce.
Ho scoperto, grazie ad innumerevoli prove andate male, che fare il pane può sembrare una attività estremamente semplice visto l’elenco ridotto di componenti utilizzati: in realtà è estremamente complicato, perchè entrano in gioco migliaia di parametri da tenere sotto controllo, quiali la temperatura del luogo in cui si fa lievitare il composto, la tipologia delle farine, la modalità delle piegature e molto altro.
Occorre studiare, ed anche molto, e secondo il Maestro i testi di riferimenti sono i seguenti:

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Jeffery

Questo signore è Certified Master Bakers in USA, ed una della maggiori autorità mondiali in fatto di panificazione.

Breadscience

emily

Pure questa è americana: laureata in chimica, ma panettiera per passione. Il suo capitolo sulla chimica della lievitazione ma ha costretto a rispolverare i testi solastici delle superiori per rinverdire le mie conoscenze di chimica organica.

Emily Buehler is a writer based in Hillsborough, North Carolina. She received her PhD in chemistry from the University of North Carolina at Chapel Hill. She worked for years as a professional baker, and is the author of Bread Science: The Chemistry and Craft of Making Bread. She is currently the Website and Social Media Coordinator for a food co-op, and is at work on her second book, a memoir of a cross-country bicycle trip. She continues to teach classes and workshops on bread baking.

Direte: ma che c’zzecca con la recensione di un ristorante? Come direbbero i miei fratelli americani “hold You horses”, lo capirete solo leggendo.
Oggi è il primo giorno di corso: mi sono svegliato alle 5:00am, ho preso il volo per Londra alle 7:55am, sono arrivato in aula puntuale alle 9:45am ed abbiamo terminato alle 6:00pm.
“Sono un po’ stanchino”, per dirla alla Forrest Gump, quindi non ho molta voglia di girare alla ricerca di cibo. Cerco con Yelp (no Tripdvisor, please) i ristoranti nelle vicinanze e scopro che a circa cento metri dall’albergo ci sono due pub, un nepalese ed un indiano.
Anche il mio albergo ha un ristorante ed una brasserie, ma ho letto che i prezzi sono piuttosto elevati.
Decido che per queta sera può andare un pub, e mi dirigo verso lo “Swan Inn“, pub annesso all’omonimo hotel.

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Il sito istituzionale mostra una gran quantità di fotografie “fashion”, ed anche i piatti sembrano meritare: Il pub è aperto dal 1861, e vanta una secolare tradizione culinaria.

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Sono le 8:00pm, orario piuttosto insolito per la cena in UK, e quindi non ho difficoltà a trovare un tavolo.
L’interno del pub è molto “english”, compresa la pessima abitudine di mettere la moquette ovunque: ma perchè? E’ quanto di più anti-igienico si possa immaginare in un ristorante, eppure sembra che non averla sia sinonimo di sciatteria e poca cura del locale.
Bah! Valli a capire ‘sto inglesi! In realtà nelle foto del sito la moquette non esiste!

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Mi fanno accomodare in un tavolino da due, davanti all’onnipresente divano pieno di briciole “as usual”.
La “mise en place” è ridotta all’osso: tovagliolo di carta, posate e vasi di fiori che, vista l’ora, sono ormai “depressi”: ovviamente niente tovaglia.

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Scruto il menu e vedo la “soup of the day” e, memore della zuppa che prendiamo quando siamo negli USA da Denny’s, decido che ci può stare, mi serve proprio qualcosa di caldo, anche se “chimico”: in più viene servita con il “crusty bread” (iniziate a capire il senso del preambolo?)
Di solito da Denny’s la zuppa è “chicken noodles”, cioè zuppa brodo di pollo con i tagliolini di pasta, abilmente estratta dalle lattine Campbell’s e riscaldata al micro-onde: speriamo che anche in UK la zuppa sia degna della chimicità USA.
Salto a piè pari la sezione del menu che elenca “Pastas & Risottos” (ma perchè usare le regole del plurale inglese con i nomi italiani??) e opto per una sirloin steak da 6oz. “served with roast tomato, mushroom and hand cut chips”.
Mi consentite una piccola lezione in merito ai tagli della carne? Vai! In fondo sono parte di una famiglia di toscani, e quindi grazie alle lezioni del “Pipi” posso dire la mia in merito.
[TRAINER MODE ON]

Le differenze sono notevoli tra UK e USA.

UK

USA

SIRLOIN: lombata, se siete in UK è un unica parte dell’animale, mentre gli americani distinguono tra “top sirloin”, “tenderloin” e “top sirloin”, il taglio più pregiato.
RUMP STEAK: girello, anche qui differenze tra UK e USA (vedi figura).
RIB EYE: costata, questa volta sono gli inglesi a distinguere tra “fore”, “thin” e “thick” (questi ultimi due mi ricordano qualcosa di aziendale…)
T-BONE: fiorentina, taglio con filetto e controfiletto.
[TRAINER MODE OFF]

Mentre attendo mi guardo in giro per capire la parte sociologica: di fianco a me un tavolo con tre manager in giacca e cravatta sono già al caffè, mentre di fronte a me una giovane coppia sta terminando di cenare: sono proprio teneri, lei con il suo pantalone rosso e la mglietta elegante, e lui con il pantoaloncino corto e le infradito.
Nel brusio generale ma composto del locale spiccano le voci di tre italiani seduti un paio di tavoli più avanti.
Mi portano la famosa zuppa, probabimente a base di pomodoro.

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Soup

Terribile! Una acidità da fare accapponare la pelle! Non riesco a mangiarne che due cucchiai, e poi sono costretto ad abbandonare, è troppo anche per me.
Il pane croccante è anche lui degno di cartellino rosso, anche perchè di croccante non ha proprio nulla.
Arriva la lombata, servita con una ciotola con le patate, un pomodoro alla griglia, ma non vedo i funghi.

Sirloin

Una rapida indagine mi fa scoprire che “i funghi” sono in realtà “un fungo”, posto proprio sotto il pomodoro.
La carne è, come diceva un amico, nevrastenica, cioè dura e cotta male: anche qui cartellino rosso.

Il conto è di 20GBP (circa 24€), in linea con la poca qualità del cibo.

Ritorno in albergo circondato dal fantastico panorama della pista di atterraggio dell’aeroporto

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Mentre cammino rifletto su ciò che è successo: ma perché questi anglosassoni (intendo USA&UK) sono così bravi a documentare e a scrivere libri sul cibo e sul vino quando poi la loro cultura enogastronimoca è pessima?

Mi vengono in mente, oltre ai due succitati autori “panificatori”, anche Jancis Robinson (massima autorità mondiale in fatto di vitigni, UK), Hugh Johnson (critico enologico di fama mondiale, pure lui UK), e Robert Parker “The Wine Advocate” (personaggio di spicco nel mondo del vino, americano, che con una sua recensione può determinare la fortuna o l’oblio di una etichetta).

Mah! Forse il pragmatismo del mondo anglosassone fa la differenza: noi produciamo ottimi vini e splendidi piatti, e loro sono in grado di raccontarli e di metterli “nero su bianco”.

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